Cosa ci dice lo scontro di civiltà dei labour inglesi. Aridatece Ruini
15 AGO 20

Al direttore - Aridatece Monsignor Ruini.
Michele Magno
Michele Magno
Al direttore - Quando un popolo subisce la follia di superare gli altri nella generosità e nel comportamento civile e legalitario o cade preda di ideologie che lo spingano a questo, segna la propria decadenza. Giovanni Nemo (II° secolo)
Radames Baldini
Radames Baldini
Al direttore - Interessante. Mentre il “marxista” Jeremy Corbyn si appresta, sondaggi alla mano, a guidare il Labour britannico, i democratici americani stanno sbianchettando dal loro album storico due figure come Thomas Jefferson a Andrew Jackson. Due padri fondatori. Dopo Connecticut, Georgia, Missouri, anche i Democrats dell’Iowa hanno cancellato i nomi dei due presidenti dalle cene ufficiali di partito. E altri cinque stati si apprestano a farlo, sulla spinta della maggioranza degli attivisti. Succede questo, pur fra molte e sensate obiezioni: che Jefferson e Jackson, essendo stati proprietari di schiavi, non sono più ritenuti degni di far parte della tradizione democratica. Succede questo: che il partito sta slittando verso una nebulosa culturale e ideologica dove dominano race and gender. Dalla solidarietà economica all’identità sessuale e razziale: cambio epocale di programma. Sembra persino invecchiare, così, la necessità della corsa al centro. E, ha notato il New York Times, anche quel Bernie Sanders al quale guarda Corbyn - il settantatreenne senatore democratico del Vermont avversario della Clinton - ha dovuto aggiustare il tal senso la propria campagna elettorale. Race&Gender. Per la sinistra (e per vincere) insomma: solide, invecchiate fondamenta (eguaglianza, sindacato ecc.), o programmi wireless? E i Dem di Matteo Renzi?
Luca Rigoni
Luca Rigoni
Tutto torna, in un certo senso, e credo abbia ragione il capo di Podemos, Iglesias, quando dice che la sfida del futuro è tra una politica credibile (e noiosamente di governo) e una politica incredibile (e gioiosamente di lotta). In America il concetto è certamente più elastico ma il rischio podemizzazione del Labour, volendo, lo si spiega anche così.
Al direttore - A me pare che praticamente tutti i governi italiani siano stati giudicati “unfit” da certa stampa estera, magari alcuni in modo più esplicito (Berlusconi). Eccezione alla regola guarda caso il viceré tedesco Monti. Il fatto poi di avere nemici comuni non vuol dire che fra Renzi e Berlusconi ci possa essere un’alleanza, anche solo tattica: chi fu infatti a pretendere il voto palese al Senato per la questione della decadenza di Berlusconi (caso unico)? E a insistere nella applicazione retroattiva della legge Severino? E a impedire il ricorso alla Consulta sull’interpretazione della stessa? Ricordo che Renzi era già (o era in fieri) segretario del Pd. Se non sbaglio un grande presidente come John Kennedy disse: “Perdona i tuoi nemici, ma non dimenticare chi sono”.
Lorenzo Tocco
Lorenzo Tocco
Al direttore - Quest’anno un agosto piatto piatto a parte l’Inter che perde tutte le amichevoli, il Vaticano che litiga con Salvini (lui non va mai in vacanza, purtroppo), la Cina che svaluta moneta. Non succede nulla di politicamente rilevante, e pensare che a luglio avevamo almeno Varoufakis e Tsipras con pagine pagine di gialli thriller politico.
Roberto Carletti
Roberto Carletti
Una scissione in corso in uno dei più grandi partiti europei. Una guerra valutaria tra i giganti del pianeta. Uno scontro di civiltà nell’islam. Una formidabile campagna elettorale in America: ce ne fossero di estati così noiose.
Al direttore - Una ragazza ghanese di 26 anni ha chiamato la figlia “Angela Merkel”, un modo nobile per ringraziare la cancelliera dell’accoglienza che il suo paese le ha dato (tre anni di permesso di soggiorno). Ed è proprio la stessa Angela che, qualche mese fa, aveva fatto piangere una bambina palestinese spiegandole, senza pietismi o retorica, quale fosse il vero problema dell’accoglienza indiscriminata. Ora, mi domando se qualcuno avrà mai il coraggio di chiamare sua figlia Laura Boldrini.
Francesca Gia Spino
Francesca Gia Spino
Tutta colpa del liberismo.